
La POTS (acronimo dell’inglese Postural Orthostatic Tachycardia Syndrome, ovvero Sindrome da Tachicardia Posturale Ortostatica) è una forma di disautonomia, ossia un disturbo del sistema nervoso autonomo, che può influire in modo significativo sulla qualità della vita. Sebbene la sua gestione sia di tipo multidisciplinare, gli interventi nutrizionali rivestono un ruolo importante, in particolare per migliorare la tolleranza all’ortostatismo e attenuare i sintomi associati ai pasti.
La POTS è caratterizzata da un aumento eccessivo della frequenza cardiaca nel passaggio alla posizione eretta – pari ad almeno 30 battiti al minuto negli adulti (40 negli adolescenti) – senza un calo significativo della pressione arteriosa. I sintomi principali includono palpitazioni, vertigini, affaticamento, debolezza e difficoltà di concentrazione. Tali sintomi tendono ad aggravarsi in posizione eretta e ad attenuarsi in posizione sdraiata. La POTS colpisce principalmente le donne in età fertile. Secondo le stime internazionali, la POTS interessa circa lo 0,1-1% della popolazione.
In genere si distinguono tre fenotipi principali di POTS, che possono coesistere:
L’ipovolemia è frequente nella sindrome da tachicardia ortostatica posturale (POTS) e contribuisce all’intolleranza ortostatica. È importante precisare che essa non è limitata ai pazienti nei quali viene specificamente identificato un fenotipo ipovolemico; una riduzione del volume ematico può infatti riscontrarsi in diversi fenotipi di POTS. Pertanto, in assenza di controindicazioni, l’ottimizzazione dell’apporto di liquidi e sale costituisce solitamente parte del trattamento. Un maggiore apporto di sale può rivelarsi benefico anche nella POTS iperadrenergica. Uno studio controllato ha dimostrato che un elevato apporto di sodio aumenta il volume plasmatico, riducendo al contempo la tachicardia ortostatica e le concentrazioni di noradrenalina in posizione eretta.
Le raccomandazioni generali suggeriscono l’assunzione di 2-3 litri di liquidi al giorno, da personalizzare in base al peso corporeo, all’attività fisica, alla sudorazione e ad altre perdite idriche. Per quanto riguarda il sale, si può prevedere un aumento graduale, partendo da circa 5-6 g al giorno. Le linee guida canadesi indicano solitamente un obiettivo di circa 10 g di sale al giorno, mentre alcune raccomandazioni internazionali arrivano fino a 12 g. Tali indicazioni devono essere adattate alle comorbilità e alla risposta clinica.
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