Malattie infiammatorie intestinali e alimentazione

24 agosto, 2021 , ,

Le malattie infiammatorie intestinali (IBD) comprendono un gruppo di condizioni di cui le due forme principali sono la colite ulcerosa e il morbo di Crohn. Queste malattie causano l’infiammazione del rivestimento del tratto digestivo e interrompono la capacità del corpo di digerire e assorbire i nutrienti. Le persone con queste malattie possono sperimentare periodi acuti di sintomi (fase attiva) e altri momenti in cui i sintomi sono assenti (remissione). Segni e sintomi delle malattie infiammatorie intestinali possono includere dolore addominale, diarrea, sangue nelle feci, diminuzione dell’appetito e perdita di peso. La causa esatta di queste malattie è ancora sconosciuta, pertanto non esiste una cura.

Perché bisogna modificare la propria dieta?

Dei cambiamenti nelle abitudini alimentari possono potenzialmente permettere alle persone con IBD di:

  • Ridurre l’infiammazione e raggiungere la remissione
  • Ridurre i farmaci
  • Ridurre le ricadute
  • Ridurre i sintomi digestivi
  • Evitare le carenze nutrizionali
  • Prevenire il rischio di cancro
  • Migliorare la qualità della vita

Consigli generali

Ecco alcuni consigli generali per l’IBD:

  • Rimanere sempre ben idratati
  • Praticare un’attività di rilassamento per una migliore gestione dello stress
  • Dormire almeno 7 ore per notte
  • Mangiare lentamente, stando seduti in posizione eretta e masticando bene.
  • Mangiare più spesso in porzioni più piccole. In questo modo aumenta l’assorbimento delle sostanze nutritive e i bisogni nutrizionali hanno maggiori probabilità di essere soddisfatti, anche se si ha un appetito ridotto.
  • Evitare i dolcificanti (aspartame, sucralosio, xilitolo, stevia, ecc.) che si trovano ad esempio nelle bevande dietetiche e senza zucchero, nelle gomme e negli alimenti.
  • Evitare gli alimenti lavorati, compresi quelli contenenti i seguenti additivi: carragenina, emulsionanti, biossido di titanio, maltodestrina. Cucinare di più con cibi freschi, integrali e non lavorati.
  • Limitare gli zuccheri aggiunti a meno di 25 grammi al giorno
  • Limitare le carni rosse, le carni lavorate e gli alimenti ad alto contenuto di grassi saturi o trans, compresi i cibi fritti, i dolci e i dessert commerciali, i prodotti caseari ad alto contenuto di grassi, l’olio di palma e l’olio di cocco
  • Compilare un diario alimentare con i propri sintomi per identificare gli alimenti problematici, e per evitare di eliminare troppi alimenti, allo scopo di mantenere una dieta varia ed equilibrata.

Carenze alimentari e integratori

Nelle persone affette da IBD le carenze di vitamine e minerali, tra cui ferro, calcio e vitamina D, sono comuni, esponendole al rischio di anemia e perdita della densità ossa. Durante la fase attiva della malattia l’assorbimento di vitamine e minerali può essere compromesso, aumentando il rischio di sviluppare carenze. Si raccomanda di prendere un integratore di vitamina D durante i mesi da ottobre ad aprile, e tutto l’anno per le persone dai 50 anni in su. È importante avere un apporto ottimale di acidi grassi omega-3 per aiutare a ridurre l’infiammazione. Si raccomanda di mangiare pesce almeno tre volte alla settimana. Le persone che sono vegetariane o che non mangiano pesce possono considerare di prendere un integratore di omega 3.  È importante consultare un medico per un esame del sangue per determinare quali integratori alimentari dovrebbero essere assunti. Gli integratori non dovrebbero mai essere presi senza il consiglio di un professionista della salute.

Le fibre alimentari

Spesso le persone affette da IBD tendono a limitare le fibre alimentari per paura di avere sintomi digestivi. Tuttavia, le fibre sono benefiche per la salute dell’intestino. Il consumo di alimenti ricchi di fibre solubili e di prebiotici è raccomandato per ridurre i sintomi della diarrea e l’infiammazione del colon e ottimizzare così la salute del microbiota intestinale. Un recente studio ha dimostrato che una dieta ad alto contenuto di fibre e basso contenuto di grassi può ridurre l’infiammazione e la disbiosi intestinale e migliorare la qualità della vita nei pazienti con colite ulcerosa.

Le persone che sono nella fase attiva della malattia o che hanno una stenosi, cioè un restringimento dell’intestino che può causare blocchi, dovrebbero seguire una dieta a basso contenuto di residui. La consistenza delle fibre può essere adattata per ottimizzare la tolleranza ed evitare complicazioni, per esempio assumendole sotto forma di puree, zuppe e frullati.

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Autori

Kathryn Adel

Kathryn Adel

Kathryn è titolare di una laurea in kinesiologia e una in alimentazione, e di un master in alimentazione sportiva. È membro dell’OPDQ e dell’Academy of Nutrition and Dietetics. Atleta di mezzofondo, ha corso per la squadra olimpica di Montréal e il Rouge et Or. Kathryn è specializzata in alimentazione sportiva, perdita di peso, diabete, salute cardiovascolare e gastrointestinale. Kathryn ha molta esperienza con l’approccio FODMAP e ha completato la certificazione dell’Università Monash.

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