Cosa fare per trattare la steatosi epatica non alcolica?

21 gennaio, 2019 ,

La steatosi epatica non alcolica, chiamata comunemente fegato grasso, si caratterizza per un eccessivo accumulo di grasso nel fegato. Interessa all’incirca il 25% della popolazione mondiale, il 65% delle persone obese e l’85% delle persone gravemente obese. Molto spesso non dà luogo a sintomi. Può essere diagnosticata con l’esame del sangue, che rileva la presenza di valori anormali degli enzimi del fegato (AST, ALT e GGT), e con un’ecografia del fegato, che permette di osservare un incremento delle dimensioni del fegato. Se il fegato grasso non viene trattato può avere delle gravi conseguenze sulla salute, fino a progredire in cirrosi o cancro del fegato.

Da cosa è causata?

In assenza di cause secondarie, come il consumo eccessivo di alcol, cause ereditarie o l’assunzione di alcuni farmaci, la steatosi epatica può essere causata da un’assunzione eccessiva di grassi, di zuccheri o di calorie, che determinano un accumulo di lipidi nel fegato. La più comune causa di steatosi epatica non alcolica è l’obesità. È anche associata alla resistenza all’insulina, al diabete di tipo 2, all’iperlipidemia (tasso elevato di colesterolo o trigliceridi), all’ipertensione arteriosa, all’obesità addominale e alla sindrome metabolica.

Come trattarla?

Attualmente la principale raccomandazione per trattare la steatosi epatica non alcolica consiste in una perdita di peso graduale e duratura. È consigliabile perdere dal 5 al 10% del peso corporeo totale. Perciò modificare le abitudini alimentari e il livello di attività fisica per ottenere una perdita di peso rappresentano un trattamento molto efficace. Il numero di chilogrammi che si riesce a perdere sembra essere più importante rispetto alla composizione dei macronutrienti (carboidrati, grassi e proteine) dell’alimentazione seguita per trattare il fegato grasso. In base agli studi scientifici attualmente disponibili, numerosi tipi di diete alimentari possono essere efficaci per trattare il fegato grasso, compresa una dieta ipocalorica, una dieta povera di grassi o una povera di carboidrati. La dieta dimagrire di SOSCuisine, basata sulla dieta mediterranea, è stata ideata per perdere peso, e può essere una valida scelta per trattare il fegato grasso. Inoltre può essere utile chiedere aiuto a un nutrizionista e a un kinesiologo per facilitare l’adozione di cambiamenti dello stile di vita da mantenere a lungo termine.

La dieta chetogenica è utile per trattare la steatosi epatica non alcolica?

Per il momento sono stati condotti pochissimi studi relativi agli effetti della dieta chetogenica per il trattamento della steatosi epatica non alcolica. Per questa ragione non abbiamo a disposizione dati sufficienti per raccomandare la dieta chetogenica alle persone affette da fegato grasso. Una recente meta-analisi indica che le diete povere di carboidrati (inferiori al 40% delle calorie totali), e moderate in carboidrati (40-50% delle calorie totali), associate alla pratica di una regolare attività fisica, possono rivelarsi vantaggiose per migliorare i fattori di rischio della sindrome metabolica, per perdere peso, migliorare la funzione epatica e trattare il fegato grasso. In linea generale, si può ottenere una moderata riduzione dei carboidrati assunti limitando gli zuccheri con scarso valore nutrizionale, come bevande gassate, dolciumi, zuccheri aggiunti e cereali raffinati (pane bianco, riso bianco, pasta non integrale, ecc.).


Fonti

  • Fondation canadienne du foie (2017) Fatty Liver Disease. https://www.liver.ca/patients-caregivers/liver-diseases/fatty-liver-disease/
  • York, Puthalapattu et Wu (2009) Nonalcoholic Fatty Liver Disease and Low-Carbohydrate Diets. Annu. Rev. Nutr; 29:365–79.
  • Katsagoni et coll. (2017) Effects of lifestyle interventions on clinical characteristics of patients with non-alcoholic fatty liver disease: A meta-analysis. Metabolism Clinical and experimental; 68: 119-132.
  • Haghighatdoost et coll. (2016) The effects of low carbohydrate diets on liver function tests in nonalcoholic fatty liver disease: A systematic review and meta-analysis of clinical trials. Journal of research in medical sciences 21(1):53.
  • Schugar et Crawford (2012) Low-carbohydrate ketogenic diets, glucose homeostasis, and nonalcoholic fatty liver disease. Curr Opin Clin Nutr Metab Care; 15(4): 374–380.
  • Paul et Davis (2018) Diagnosis and Management of Nonalcoholic Fatty Liver Disease. JAMA;320(23):2474-2475.
  • Chalasani et coll. (2018) The Diagnosis and Management of Nonalcoholic Fatty Liver Disease: Practice Guidance From the American Association for the Study of Liver Diseases. Hepatology; 67 :1.
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Autori

Kathryn Adel

Kathryn Adel

Kathryn è titolare di una laurea in kinesiologia e una in alimentazione, e di un master in alimentazione sportiva. È membro dell’OPDQ e dell’Academy of Nutrition and Dietetics. Atleta di mezzofondo, ha corso per la squadra olimpica di Montréal e il Rouge et Or. Kathryn è specializzata in alimentazione sportiva, perdita di peso, diabete, salute cardiovascolare e gastrointestinale.

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